Quando l’alta pressione porta maltempo: ecco cosa sta accadendo

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Quando l’alta pressione porta maltempo: ecco cosa sta accadendo

Capita spesso di sentir dire che alta pressione significa automaticamente giornate piacevoli. Eppure, basta guardarsi intorno in queste settimane per capire quanto questo sia, insomma, un mito duro a morire. Un anticiclone può regalare qualche mattinata limpida, certo, ma al prezzo di un’aria irrespirabile e di un inverno che, più che sospeso, sembra proprio cancellato. E allora viene spontaneo chiederselo: cosa c’è davvero di bello in una qualità dell’aria pessima o in uno zero termico impennato oltre i 3000 metri sulle Alpi, con neve che si scioglie a vista d’occhio?

 

Quando l’alta pressione diventa maltempo

A volte la vera perturbazione è silenziosa. L’alta pressione, quella ingombrante e tenace, si trasforma nel nemico della stagione: prosciuga i terreni, intrappola umidità e freddo nelle pianure, altera la circolazione atmosferica e spedisce l’inverno altrove. In questo quadro, il Riscaldamento Globale spinge ancora più in alto il ruolo dell’anticiclone, rendendolo una minaccia costante per i nostri territori.

 

Estate: caldo soffocante e aria sporca

Durante i mesi estivi l’anticiclone africano può sembrare un vecchio conoscente, ma spesso è un ospite scomodo. Le ondate di calore si fanno severe, con temperature percepite che da nord a sud diventano difficili da sopportare. E in Val Padana, dove la ventilazione è quasi assente, l’ozono e gli altri inquinanti schizzano verso l’alto per effetto della forte insolazione. Un cocktail fastidioso, a tratti pericoloso.

 

Inverno: un anticiclone che cancella la stagione

Nei mesi freddi la situazione peggiora. Proprio quando le montagne dovrebbero imbiancarsi, arriva l’anticiclone a impedire ogni forma di nevicata. L’aumento termico in quota è così marcato da sciogliere anche la poca neve recente. Basta guardare i dati: da oltre quattro giorni lo zero termico resta stabilmente sopra i 3000 metri, e così continuerà fino al fine settimana. Risultato? Alpi e Appennini rimangono spogli, e non c’è nemmeno margine per la neve artificiale: temperature positive su tutti i versanti.

 

Pianura Padana: un coperchio di smog

Spostandosi in pianura il quadro diventa ancora più cupo. Nella Val Padana l’aria è stagnante, pesante, quasi ferma. Nebbie e nubi basse creano un vero coperchio, sotto il quale si accumulano umidità e inquinanti. Auto, industrie e riscaldamenti domestici alimentano una miscela poco rassicurante: PM10, PM2.5, NOx e altre particelle che rendono la qualità dell’aria pessima, specie tra Bassa Lombardia, Emilia e Veneto. Le immagini satellitari parlano chiaro: è l’area più compromessa d’Italia.

 

Centro-Sud: un problema più silenzioso ma reale

Il discorso non cambia troppo per Roma, Napoli, Bari e le altre città del Centro-Sud. L’alta pressione è meno opprimente rispetto al Nord, ma sufficiente a mantenere valori di inquinamento tutt’altro che buoni. Per respirare aria pulita bisogna salire in collina o in montagna, dove l’inversione termica regala qualche boccata d’ossigeno più caldo e decisamente più pulito.

 

Quando finirà questo maltempo silenzioso?

A questo punto la definizione calza: sì, è proprio maltempo da alta pressione. Ma quando si chiuderà questa fase? Un primo segnale potrebbe arrivare tra martedì 16 e mercoledì 17, quando una perturbazione atlantica proverà a portare un po’ di piogge sul medio-basso Tirreno, sul Nord-Ovest e sulle isole maggiori. Un alleggerimento, più che una svolta. Perché, secondo le proiezioni, l’anticiclone potrebbe tornare in scena quasi subito, accompagnando l’Italia fino alle porte del Natale. Una prospettiva che, diciamolo, non lascia troppo spazio a sorprese invernali.

 

Fonti internazionali:
NOAA – Monitoraggio stratosferico e analisi del Vortice Polare
ECMWF – Previsioni stagionali e dati ufficiali sul medio termine

 

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