
C’è qualcosa di più grande che vale la pena tenere d’occhio, un aspetto che le previsioni di corto raggio finiscono spesso per mettere in secondo piano. In presenza di El Niño, il quadro climatico stagionale rischia di inclinarsi in modo netto verso il dominio incontrastato dell’Anticiclone Africano. Non si tratta di allarmismo: il rischio esiste, è documentato, e nasconderlo non porterebbe da nessuna parte.
Il caldo africano già a Maggio, del resto, non è più una rarità assoluta: negli ultimi anni lo abbiamo visto arrivare prima del previsto, con intensità crescente. Il Nord Africa si sta scaldando in modo sostenuto, troppo rapidamente. Quel serbatoio di aria rovente è lì, puntato verso il Mediterraneo, pronto a spingersi a nord al minimo cedimento della circolazione atlantica. È uno scenario concreto, non un’ipotesi di scuola, e i modelli stagionali più aggiornati confermano che il rischio di ulteriori fiammate sahariane è tutt’altro che trascurabile nel corso delle prossime settimane.
In questo contesto, il fattore El Niño pesa come un macigno sull’analisi delle tendenze a lungo termine. Le proiezioni stagionali, in presenza di questa fase calda del Pacifico equatoriale, disegnano un’estate potenzialmente dominata dall’Anticiclone Subtropicale, con tutto ciò che ne consegue in termini di anomalie termiche e siccità. Lo sappiamo bene. E non possiamo far finta di nulla.
Il weekend di fuoco: cosa sta succedendo davvero
È caldo. Di questo si è scritto molto nelle ultime ore, e si continua a scriverne, perché il quadro che si sta delineando per questo weekend merita qualcosa di più di una semplice registrazione del dato termico. L’Anticiclone Subtropicale si sta muovendo verso il sud Italia, pronto ad abbracciare con le sue correnti calde anche le Isole Maggiori, Sicilia e Sardegna in testa. Eppure, bisogna dirlo con una certa franchezza: siamo ancora in piena primavera, e questo cambia tutto.
Chiamarla ondata di caldo estiva, insomma, sarebbe una forzatura. Si tratta di una fiammata, di un episodio temporaneo dettato, almeno in buona parte, dall’approfondimento di un vortice depressionario nordatlantico che si è posizionato sulla Penisola Iberica. Il meccanismo, detto in parole semplici, ha agito come una pompa di richiamo per le masse d’aria calda sahariana verso il Mediterraneo centrale. Non è l’estate che avanza con decisione, è la fisica dell’atmosfera che fa il suo mestiere.
Perché questa fiammata merita attenzione
Sta arrivando l’estate? La risposta, almeno per il momento, è no. O meglio: non ancora. Le strutture anticicloniche che si profilano all’orizzonte sembrano avere i caratteri della transitorietà, intense ma poco radicate. Le prospettive per Maggio indicano un quadro che, pur contemplando questi episodi di caldo precoce, non esclude affatto un ritorno della variabilità tipicamente primaverile. Il che, diciamolo, non è poi così una cattiva notizia.
Le temperature potrebbero toccare i 30°C nelle aree più esposte del sud e delle Isole Maggiori. Non è poco, per Maggio. Eppure, tutto lascia pensare che si tratti di un picco, di una parentesi intensa ma breve. Salvo stravolgimenti nelle elaborazioni modellistiche, la variabilità dovrebbe riprendere il sopravvento. E questa lettura, per ora, regge.
La variabilità primaverile come scudo
Ed è qui che la variabilità atmosferica primaverile torna in gioco come elemento quasi rassicurante. La possibilità che Maggio conservi un carattere genuinamente primaverile, con alternanza di fasi calde e momenti di instabilità, rappresenta in questo momento la migliore delle ipotesi credibili. Non è poco. Anzi, a ben guardare, è molto.
Qualche giorno di caldo anomalo è statisticamente plausibile, già visto in passato, niente di allarmante di per sé. Ben altra musica sarebbe un Maggio stile 2003, con una fiammata che non si spegne mai davvero, che cresce settimana dopo settimana e che consegna all’estate le chiavi di casa prima ancora che l’estate sia formalmente iniziata. Quello fu un inizio: il calore non mollò la presa fino a Ottobre, lasciando una scia di effetti difficilmente dimenticabili su tutta l’Europa continentale.
L’anticiclone che scalpita già in queste ore è una realtà che non si può ignorare, ma nemmeno ingigantire. Ci sono elementi concreti per sperare in uno scenario diverso, in direzione della variabilità primaverile che caratterizza, nella media storica, questa fase dell’anno. E la variabilità, diciamolo una volta per tutte, è proprio quella caratteristica del clima che ci salva dalla persistenza. Perché per quella, eventualmente, ci sarà fin troppo tempo.
Questo fine settimana di caldo è un segnale da leggere con attenzione, da interpretare nel quadro più ampio di una primavera che, al netto delle fiammate precoci, appare ancora tutto sommato “normale”. O almeno accettabile, che in questi tempi di clima che cambia è già una parola che suona quasi come un regalo.
Crediti
ECMWF, WMO, NOAA Climate Prediction Center
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